R U D I A N O, 1° M A G G I O


RUDIANO, 1930

Rudiano è un paese povero, dove l'agricoltura è ancora la base più solida di una vita grama. Il fiume Oglio offre qualche occasione di varietà alimentare e l'industria è una povera aggiunta ai magri bilanci domestici, occasione di lavoro per ragazze e donne. Il lavoro al filatoio era stagionale. Durante l'inverno si lavorava la materia prima ottenuta da maggio a inizio luglio nell'allevamento del baco da seta. Da sempre questo tipo di attività veniva realizzata in casa dalle mogli dei contadini per arrotondare quel magro salario che gli uomini riuscivano a procurarsi nel duro lavoro dei campi. Le donne alternavano il lavoro domestico, l'aiuto nella produzione agricola e la lavorazione dei tessuti partendo proprio dalla materia prima: il baco da seta! A Rudiano erano tante le piante di Gelso o Moroni che permettevano l'allevamento dei bachi da seta, si trovavano naturalmente nei campi o lungo le rive del fiume Oglio. Un contadino mezzadro doveva avere molta terra per poter permettersi un tipo di coltivazione tale da produrre un determinato guadagno. Spesso le zone a terra con la presenza di grandi quantità di Gelsi, dette campo Moronato, erano di proprietà comunale. Il Comune appaltava il lavoro al contadino e ne esigeva una percentuale sulla vendita. Come nel resto della pianura bresciana, la bachicoltura aveva una lunga tradizione a Rudiano. Fin dal Settecento i contadini curavano i gelsi e bozzoli, mentre mogli e figlie azionavano i telai. Nel 1852 erano stati censiti nel Comune 8.559 moroni.

LA FABBRICA CICOGNA A RUDIANO

Il filatoio-setificio era sorto nei primi anni Settanta dell'Ottocento grazie all'intraprendenza di Francesco Cicogna il cui casato, originario di Brescia, possedeva a Rudiano terreni e beni immobili. Già sindaco e amministratore comunale, nel 1872, a 45 anni, aveva chiesto alla Congregazione di Carità di Rudiano un prestito di dodicimila lire - garantito da un'ipoteca sulle sue proprietà - per avviare l'opificio. In paese la manodopera femminile non mancava certo e quanto all'energia necessaria per muovere le macchine poteva fare affidamento sull'acqua delle rogge derivate dal fiume Oglio. In pochi anni sarebbe diventato il più grande opificio del paese, destinato a restare tale per molti decenni. Situato fra il Castello, il vicolo della Fossa e la via Madonna in Pratis, rimase attivo fino agli anni Settanta. Al suo posto fu poi costruito l'attuale Centro Sociale. Nel 1892 la fabbrica Cicogna per l'incannaggio e la torcitura della seta contava 288 fusi ed un motore idraulico con la potenza di due cavalli, avendo a libro paga 84 persone: 4 lavoranti maschi per la manutenzione dei macchinari, 50 donne e 30 ragazze. In un anno, in media le giornate di lavoro erano 240. In paese esisteva anche una parallela, piccola produzione tessile casalinga: sempre nel 1892 operavano 15 telai mossi da altrettante lavoranti per la tessitura di stoffe in lino o canapa. Ognuno di essi funzionava per circa 100 giorni l'anno.

PRIMO MAGGIO 2014

Quella mattina del 1° maggio 1930, Rudiano si preparava a festeggiare un'occasione davvero importante. L'apertura del nuovo reparto di coltivazione e allevamento dei bachi da seta nella filanda Cicogna avrebbe portato più lavoro e più cibo nelle pance vuote dei rudianesi! Al filatoio Cicogna si lavorava anche il sabato mattina e quel sabato tutto doveva essere perfetto! Per l'evento la famiglia Cicogna aveva pensato bene di farsi pubblicità. Ed ecco che tutti aspettavano nella Piazza Maggiore l'arrivo della giornalista! Una giornalista a Rudiano? E per di più abituata al lusso cittadino.ci si aspettava una sorta di extraterrestre! Durante tutta la settimana precedente e la mattina stessa di buon ora, le sorelle Cicogna si preoccuparono che l'opificio fosse un vero modello di virtuosa attività. Per far colpo sulla giornalista cresciuta fra vacui salotti, pompose sale da tè, frivole conversazioni con ambigui coiffeur, le operaie avevano dovuto indossare i vestiti buoni. Oltreché pulire ben bene fuori orario i locali della fabbrica: senza compenso, visto che sul giornale la bella figura sarebbe stata tutta per loro! Dopotutto si sapeva: le sorelle Cicogna, il nipote Francesco e la famiglia, da sempre erano conosciute come figure caritatevoli! Definita come un lungo ed alto scatolone, pensato sul modello degli opifici costruiti alla fine dell'Ottocento, distribuita su due piani con l'immancabile presenza dell'altarino ospitante la statua della Madonna, candele benedette e fiori freschi, la filanda Cicogna profumava come una scolaretta abbigliata a festa! In Piazza Maggiore Sindaco, gendarmi, sacerdote, curato e popolazione intera avevano un gran da fare: chi sistemava qualche piantina adorna di fiocchi colorati attorno al piccolo palchetto realizzato appositamente per l'evento, chi si assicurava che gli animali delle vicine cascine fossero ben chiusi nell'aia e non liberi come di consueto di girovagare per le viuzze strette del centro storico e i bambini dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia provavano ad allinearsi ben disposti ed ordinati pronti ad accogliere con voce squillante la "Giornalista"! Eccola, eccola, venuta da Brescia al volante di un'automobile, in tailleur beige e cappellino bianco. Giorni prima aveva telefonato alla padrona Cicogna, argomentando che per la sua rubrica rosa sul quotidiano provinciale, pensava ad un nuovo filone letterario, più confacente ai tempi correnti. Voleva presentare ai lettori esperienze edificanti di vita nella nuova Italia. Spiegare, ad esempio, quanto fosse bello e patriottico che pure in quell'angolo di mondo agreste si operasse a favore dell'industria tessile nazionale. Smaniava di far sapere ai cittadini ignari come in campagna la vita scorra più serena e i costumi siano più sobri, secondo i veri valori cattolici. La giornalista era davvero eccitata per l'idea di bucolica felicità che si era convinta di riscontrare, ma ciò venne subito smorzato dalla delusione cocente dopo il suo strombazzante ingresso in paese ad acceleratore pigiato, con bambini e polli salvi per miracolo. Si trovava davanti a persone che in tutti i modi avevano cercato di ostentare una falsa ricchezza, giusto per l'occasione, giusto per gli eventi "importanti". Povera gente!


STORIA DI GIOVANNI PANERONI, ASTRONOMO RIBELLE

Un esponente della cultura popolare bresciana, anticonformista e bizzarro che credeva solamente a quel che si poteva vedere, toccare o spiegare con il semplice buon senso. Era questo Giovanni Paneroni: astronomo tolemaico di Rudiano, morto nel 1950 a 79 anni. Intorno agli anni '20 e '30 conobbe una straordinaria notorietà, soprattutto nel Nord Italia. Nelle piazze di Brescia, Milano, Pavia, Bergamo, Padova e Verona, ma anche di Firenze e Roma, risuonavano i suoi motti di battaglia: "La Terra non gira, o bestie!", "Galilei ignorante e bugiardo". La mostra, realizzata con scritti e documenti cartacei originali, vuole ricostruire la giovinezza e la vicenda pubblica dell' astronomo: i successi, le delusioni, gli arresti, i ricoveri in manicomio, le battaglie. Giovanni Paneroni, di professione ambulante di dolci e venditore di verdura, fu perseguitato dalle autorità non per le idee politiche, ma per ciò che egli rappresentava: il suo anticonformismo e le sue bizzarrie erano quanto di più lontano dall' appiattimento delle personalità voluto dal regime. Paneroni trasformava le grigie ed austere aule accademiche dell' Università in chiassose sale da osteria, dove teneva comizi e contraddittori, soprattutto con gli studenti che si prendevano burla di lui. Una confusione che non poteva certo piacere al regime: egli infatti, portava il suo verbo anche nei congressi scientifici da dove veniva regolarmente cacciato in malo modo. La sua notorietà fu merito degli studenti universitari milanesi e dei giornali del capoluogo lombardo, Corriere della Sera in testa. Le trasferte milanesi dell' astronomo erano seguite con interesse dal quotidiano: quasi sempre i comizi si concludevano con una grande gazzarra inscenata dai goliardi in piazza del Duomo; in mezzo c' era sempre Paneroni che declamava le sue teorie sulla Terra piatta e sul Sole, piccolissimo, che girava al di sopra del globo terrestre. Naturalmente queste manifestazioni facevano inviperire questure e prefetti: dapprima le autorità furono comprensive, lasciando correre, poi ricorsero anche alla prigione. Alla fine degli anni '30, Giovanni Paneroni fu costretto a ritirarsi a Rudiano. Lì preparò nuovi opuscoli, approfondendo le sue strampalate teorie astronomiche ed attendendo il momento della rivalsa contro i professori galileiani. Ma la rivincita non ci fu mai: morì il 2 gennaio 1950. Tratto dal "Corriere della Sera" (16 dicembre 1993)



ALCUNI LINK AD ALTRI SITI E DOCUMENTI SU GIOVANNI PANERONI

Giovanni Paneroni sul sito della Biblioteca di Rudiano
Astronomo Paneroni sul sito di Gigi Emanuele Cominelli











E' possibile scaricare di seguito le fotografie delle manifestazioni in alta risoluzione. Scaricare il file compresso sul proprio personal computer prima di aprire le fotografie.

FOTOGRAFIE DEL 1° MAGGIO 2011

Fotografie "Arti e mestieri dè na òlta"

Fotografie "L'arrivo della Contessa"

Fotografie "La gente"